Ma se una locandina così la usassero per un film su D’Annunzio…

E visto che si è usata per un film su Leopardi a cosa si è alluso?
Alla famosa gobba di Giacomino che costringeva lo stesso a guardare il mondo a testa in giù?
È forse una metafora della diversità del poeta, il vedere le cose da una prospettiva differente se non opposta rispetto agli altri?
A Leopardi piaceva guardare sotto la sottana delle signore?
Leopardi era solito leccarsi le palle
Leopardi era solito chinarsi per fiutare la scia eventualmente lasciata dalle sue loffie?
O casualmente tutti i cinema in cui la pellicola è stata proiettata, hanno sbagliato ad incollarne la locandina?
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Visto The Martian, ecco che ne penso

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Un film tecnicamente ben fatto, ma senza cuore. Trionfo della tecnologia e zero pathos. L’astronauta non si comporta per un solo fotogramma come se fosse l’essere più solo dell’universo, chiuso in un hub pressurizzato, su un pianeta senza vita. Matt Damon è sempre lì, ottimista, intraprendente, che canticchia e pensa a come fare per salvarsi la vita e se la racconta alla videocamera. The Martian è il trionfo di un umanesimo freddo, ipertecnologico e senza emozione. Un film geekissimo che tutto sommato mi ha deluso. Può darsi che il libro sia meglio. Ne ho sentito parlar bene…

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La fanfiction su Bertone

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Dunque Bertone morì e salì in paradiso.
Lo fece da solo, senza essere “convocato” perché pensò che primo era un cardinale, quindi per forza di cose doveva andare in paradiso, secondo era buono.
Non appena fu davanti al cancello, san Pietro cominciò a porre domande imbarazzanti.
– C’è la questione dell’attico…
– Quale attico?
– Beh, dai, quello in cui hai vissuto.
– Ah, quello lì, anche tu con ‘sta storia?
– Risulta una fattura di 200mila euro addebitata alla Fondazione dell’Ospedale Bambin Gesù. Un ospedale, 200 mila euro che potevano essere devoluti per guarire i malati e tu li hai spesi per ristrutturare casa tua. E poi il terrazzo…
– Oh santa Madonna, anche tu con ‘sta storia del terrazzo…
– Non io: Dio. Ha problemi a ubicarti in paradiso. A meno che tu non ti accontenti.
– Accontentarmi?
San Pietro annuì. – C’è un sottoscala. Nell’appartamento ci vivono due missionari dell’Africa sterminati dai guerriglieri. Di più non si può fare.
Bertone ci rimase male. Dall’attico con vista in San Pietro a un sottoscala. Alla fine, però, accettò, non aveva scelta.
Dunque si trasferì.
I due missionari erano persone a posto. Non davano fastidio, non facevano rumore e sembravano terribilmente in imbarazzo per il fatto che un cardinale vivesse nel sottoscala e loro sopra di lui.
Spesso Bertone rifletteva sulla scarsa gratitudine dimostratagli dall’Onnipotente. Lui che in vita aveva fatto di tutto per divulgare la Sua parola, come veniva premiato?
Se l’eternità era una tale fregatura, si disse, alla fine aveva fatto bene a godersela sulla Terra. Un attico da 300 metri quadri, un mega terrazzo con vista san Pietro, segretari personali…
Alla fine era questo il vero verbo da divulgare: godetevela finché siete vivi, alla faccia di chiunque!
Altroché “beati i poveri”!

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Perché si scrive

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Perché si ha qualcosa da dire
Perché non si ha niente da dire
Perché non si riesce a vivere come si vorrebbe
Perché si vive come si vorrebbe e si è spinti dall’insano desiderio di immaginare una vita completamente sbagliata
Perché le storie hanno un inizio e una fine mentre della vita non ricordiamo l’inizio e non sapremo quando sarà la fine
Perché la vita è al lordo, i romanzi sono al netto di noi stessi (nei romanzi non si va troppo spesso in bagno, il sonno occupa lo spazio di una riga o poco meno – “si addormentò. L’indomani mattina, svegliatosi…”, non si scrivono pagine parlando delle pulizie domestiche o della coda all’ufficio delle poste)
Perché scrivere è un po’ ritornare nei luoghi del passato
Perché scrivere è immaginare i luoghi del futuro
Perché non c’è gioco più bello e inutile di quello del “se…”
Perché è “una notte grigia e tempestosa” e bisognerà pur raccontarlo
Perché niente dà soddisfazione come battere l’ultimo punto
Perché…

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